La città di Puebla, in Messico, ospiterà il II Congresso Mercedario di Pastorale Penitenziaria, che si terrà dal 14 al 16 ottobre 2026. L’evento è organizzato dall’Ordine della Mercede, con la collaborazione della Provincia Mercedaria Messicana, e ha come tema centrale «Oltre la punizione: uno sguardo mercedario alla giustizia riparativa». Lo ha confermato padre Reginaldo Roberto Luis, Consigliere Generale e Segretario Generale di Pastorale dell’Ordine della Mercede, in un’intervista concessa a Vatican News.
Il congresso ha lo scopo di riflettere, a partire dall’esperienza mercedaria, sulla giustizia riparativa, promuovendo una cultura di riparazione e riconciliazione nei detenuti e nelle loro vittime. Come ha spiegato padre Reginaldo, l’obiettivo principale è «riflettere sull’importanza della giustizia riparativa e sul ruolo della Chiesa nella costruzione di una cultura di riparazione e riconciliazione». In questo senso, ha chiarito che la giustizia riparativa «non significa ignorare il reato né le sue conseguenze», ma riconoscere la necessità che chi ha commesso il reato si assuma la propria responsabilità, si prenda cura delle vittime e si ricostruiscano i legami sociali.
La spiritualità mercedaria è profondamente legata alla libertà e alla misericordia. Padre Reginaldo ha ricordato che l’Ordine di Nostra Signora della Mercede è nato con una missione speciale di redenzione e liberazione dei prigionieri, e che questo carisma è ancora vivo, ispirando risposte alle diverse forme di privazione della libertà nella società contemporanea. «Nostra Signora della Mercede ci insegna a guardare a chi soffre, specialmente alle persone abbandonate o dimenticate», ha affermato. La pastorale penitenziaria è, nelle sue parole, un’espressione concreta di questo carisma e della misericordia di Dio.
Il programma del congresso si articola in tre giorni di attività. Il 14 ottobre inizierà con una riflessione sulla visione cristiana della giustizia, del perdono, della mediazione e dell’accompagnamento spirituale in ambito penitenziario. La conferenza inaugurale sarà dedicata al rapporto tra la fede cristiana e la giustizia. Si affronteranno anche i bisogni delle vittime, la responsabilizzazione di chi ha commesso il reato e i processi di cambiamento personale. Un altro tema sarà il ruolo della Chiesa nel ripristino dei legami sociali danneggiati dal reato e nella costruzione di possibilità di dialogo tra la vittima, l’autore del reato e la comunità. Inoltre, si terranno tavole rotonde per condividere esperienze.
Il 15 ottobre si approfondirà la riflessione su Nostra Signora della Mercede come mediatrice della misericordia nelle periferie delle carceri. Questo tema invita a pensare alla presenza della Chiesa in luoghi dove tante persone affrontano l’isolamento, l’esclusione e la perdita della speranza. Si parlerà anche del ruolo delle Case Mercedarie e delle fondazioni nell’accoglienza di persone che escono dal sistema penitenziario e non hanno una rete di sostegno. La seconda giornata includerà inoltre una visita culturale della città di Puebla.
Il 16 ottobre sarà dedicato alla formazione degli operatori pastorali e del personale penitenziario, con particolare attenzione a nuove forme di leadership centrate sulla persona. Padre Reginaldo ha sottolineato che è fondamentale che chi lavora in questo ambito sviluppi un atteggiamento di rispetto della dignità umana, ascolto e responsabilità. Il congresso si concluderà con una sessione plenaria di conclusioni per discutere accordi e impegni, e terminerà formalmente con il pranzo del venerdì.
Quanto all’organizzazione, padre Reginaldo ha indicato che è prevista la partecipazione di cinque frati o operatori di pastorale per provincia. L’incontro si terrà presso la Quinta San Ramón, a Puebla, Messico, dal 14 al 16 ottobre 2026. Il religioso ha espresso la speranza che questo congresso rafforzi la missione mercedaria e aiuti a costruire risposte sempre più umane alle sfide del sistema penitenziario. «Vogliamo ampliare il dialogo, condividere buone pratiche e promuovere azioni concrete di accoglienza, responsabilizzazione e reinserimento sociale», ha affermato. Più che un incontro di riflessione, si aspettano di rinnovare il loro impegno verso le persone private della libertà, le loro famiglie, le vittime e tutta la società.
Contesto e rilevanza
La Chiesa cattolica svolge un’importante opera di accoglienza e assistenza spirituale alle persone private della libertà. Ispirata dal Vangelo, questa missione cerca di portare speranza a chi si trova in prigione e di contribuire a una società più umana. In questo quadro si inserisce il congresso, che cerca di approfondire la misericordia, la giustizia, il perdono e la dignità umana, come ha affermato padre Reginaldo.
La prospettiva dell’evento non si limita alle persone incarcerate, ma include anche le vittime. Padre Reginaldo ha sottolineato che la giustizia riparativa ricorda che il reato ha conseguenze per molte persone: ci sono vittime, famiglie e comunità che hanno bisogno di essere ascoltate e accolte. «Dobbiamo costruire percorsi che favoriscano l’assunzione di responsabilità, la riparazione del danno e, quando è possibile e le persone coinvolte lo desiderano, il dialogo e la riconciliazione», ha spiegato. Ha inoltre sottolineato che il perdono non può essere imposto e che la giustizia riparativa deve rispettare la dignità, la sicurezza e la volontà delle vittime. La Chiesa può collaborare attraverso l’ascolto, l’accompagnamento spirituale e la promozione di una cultura di pace.
Un altro aspetto rilevante è l’attenzione a chi esce di prigione. Padre Reginaldo ha osservato che recuperare la libertà è solo una tappa del processo di ricostruzione della vita, poiché molte persone escono senza lavoro, senza sostegno familiare e, talvolta, senza un luogo dove andare. In questo contesto, l’opera delle Case Mercedarie, delle fondazioni e di altre iniziative sociali può rappresentare un’opportunità per ricominciare. L’accoglienza deve considerare la persona nella sua integrità: i suoi bisogni materiali, emotivi, sociali e spirituali. Offrire opportunità di trasformazione contribuisce anche a prevenire la recidiva.
Il congresso cerca inoltre di rafforzare la formazione degli operatori pastorali e del personale penitenziario, promuovendo una leadership centrata sulla persona e un atteggiamento di rispetto, ascolto e responsabilità. Con la partecipazione prevista di cinque frati o operatori per provincia, l’incontro si presenta come uno spazio per ampliare il dialogo, condividere buone pratiche e promuovere azioni concrete di accoglienza, responsabilizzazione e reinserimento sociale.
Fonte originale: www.vaticannews.va (pubblicato il 12 ottobre 2026)



