Nel contesto dell’ottavo centenario della morte di San Francesco d’Assisi (1226-2026), l’Archivio Apostolico Vaticano apre il registro di Onorio III che contiene la Regola del 1223, considerata l’atto di nascita ufficiale dell’Ordine dei Frati Minori. L’archivista Enrico Flaiani, docente di Archivistica Generale e Applicata e Conservazione dei Beni Archivistici negli Archivi Vaticani, presenta il documento e ne illustra la rilevanza storica.
Il testo, conservato nel Registro Vaticano 12, fogli 155r-156v, raccoglie la corrispondenza selezionata di Onorio III tra il 1222 e il 1224. La bolla Solet annuere, datata in Laterano il 29 novembre 1223, è indirizzata a «fratri Francisco et aliis fratribus de ordine Fratrum Minorum» e conferma la Regola dei Frati Minori. Secondo Flaiani, contiene la Regola francescana così come fu ricevuta dalla Curia Romana e rivista per l’approvazione papale. Il documento codifica in 12 capitoli i pilastri della vita evangelica concepita da Francesco: vivere in obbedienza, senza possessi propri e in castità.
La Regola Bollata è la «seconda corona» a cui allude Dante nel Canto XI del Paradiso, dove San Tommaso d’Aquino narra la vita di San Francesco. La prima approvazione fu concessa verbalmente da Innocenzo III, secondo il racconto di San Bonaventura, dopo il viaggio di Francesco a Roma con una regola breve e semplice scritta nel 1209 o 1210 e oggi perduta. Nel 1221 fu redatto un testo esteso di 23 capitoli, la cosiddetta Regola non Bollata, che non ricevette l’approvazione papale. Due anni dopo giunse la conferma definitiva di Onorio III.
Flaiani osserva che il documento del 1223 riflette una comunità che non aveva più molto in comune con la primitiva fraternità di Assisi, composta da un piccolo gruppo di residenti. L’afflusso massiccio di chierici l’aveva trasformata di fatto in un ordine religioso. La Regola conteneva un fermo ordine di non ricevere denaro, obbedire ai superiori e prendersi cura delle religiose e delle monache solo a determinate condizioni. In fondo al testo, Francesco chiese, in obbedienza alla Chiesa di Roma, un cardinale protettore, il che per Flaiani dimostra il suo interesse a istituzionalizzare lo stretto rapporto di lavoro con il cardinale Ugolino di Ostia.
Dopo l’approvazione, Francesco, sempre più debilitato fisicamente dalle privazioni, si dedicò progressivamente alla vita eremitica. Risalgono a quel periodo gli episodi delle stimmate e la stesura del Cantico delle Creature e del Testamentum. Quando le sue condizioni peggiorarono definitivamente, fu trasferito alla chiesa della Porziuncola, dove morì nella notte tra il 3 e il 4 ottobre 1226. Il 16 luglio 1228, Gregorio IX, il cardinale Ugolino divenuto papa, lo proclamò santo.
Contesto e rilevanza
Otto secoli dopo, Flaiani osserva che Francesco continua a affascinare con la stessa forza delle origini. «Tutti coloro che hanno parlato o scritto di lui — cattolici, protestanti, non cristiani, non credenti — sono stati toccati e spesso conquistati dal suo fascino», afferma. Lo descrive come «un nuovo tipo di santo, la cui santità si è rivelata non attraverso i miracoli — pure numerosi — né l’esibizione delle virtù — rare e splendide, tuttavia —, ma attraverso la totalità di una vita assolutamente esemplare».
L’archivista aggiunge che Francesco «è giunto fino a noi come amico e fratello di tutte le creature e di tutto il creato», e che mostrò «tale premura, tale comprensione fraterna verso tutti, tale carità nel senso più alto della parola, cioè amore», che la storia gli ha corrisposto con «una simpatia identica e un’ammirazione affettuosa e generalizzata». Paradossalmente, quella semplicità lo rende una figura complessa: «San Francesco scosse la religione, la civiltà e la società del suo tempo. Metà religioso, metà laico, intrecciò una nuova pratica di povertà, umiltà e parola, ai margini della Chiesa ma senza cadere nell’eresia: un ribelle senza nichilismo».
Per il figlio di un mercante, la città fu il primo campo di apostolato. Voleva infondere nella città «un senso di povertà di fronte al denaro e ai ricchi, pace al posto della lotta interna che aveva sperimentato ad Assisi, e tra Assisi e Perugia». Come laico, prosegue Flaiani, «Francesco voleva dimostrare che i laici sono degni e capaci di condurre, come i chierici, accanto a loro, una vita autenticamente apostolica».
La santità di Francesco nacque nel mondo ordinario del suo tempo. Nato ad Assisi tra il 1181 e il 1182, fu battezzato da sua madre, Giovanna, con il nome di Giovanni Battista, in assenza del padre, un mercante di stoffe che si trovava in viaggio d’affari in Francia. Da giovane fu immerso nella cultura della classe mercantile benestante: si dedicò alla poesia, partecipò a scontri armati tra Assisi e Perugia e aspirava a diventare cavaliere. Nel 1206 rinunciò alla sua eredità in favore del vescovo di Assisi, Guido, e si dedicò a curare i malati nei lebbrosari della campagna e a restaurare chiese rurali in rovina.
I frati cominciarono a predicare a due a due nel centro Italia, ma la predicazione da parte di laici non autorizzati comportava sanzioni ecclesiastiche per eresia. Da qui il viaggio a Roma e la presentazione della prima regola a Innocenzo III, che diede il suo assenso vivae vocis oraculo, cioè verbalmente. Secondo il racconto di Bonaventura da Bagnoregio, alcuni cardinali considerarono quella forma di vita strana e troppo ardua per le forze umane. Il cardinale Giovanni di San Paolo vinse i loro dubbi: «Questo pover’uomo, in realtà, ci chiede solo di approvargli una forma di vita evangelica. Se, dunque, respingiamo la sua richiesta perché troppo difficile e strana, stiamo attenti a non offendere il Vangelo». Il Papa si rivolse allora a Francesco: «Prega Cristo, figlio mio, perché per mezzo tuo ci mostri la sua volontà».
Negli anni successivi, il cardinale Ugolino di Ostia propose a Francesco che i suoi frati si incorporassero in un ordine religioso già esistente. Francesco rifiutò e preferì partire a predicare in Egitto. Al suo ritorno, la fraternità aveva raggiunto dimensioni considerevoli. L’apertura del registro di Onorio III nell’ottavo centenario permette di rileggere queste parole e di trovarsi davanti al registro ufficiale della Regola Bollata, trascritta nei volumi della cancelleria di Onorio III e conservata negli Archivi Apostolici Vaticani.
Fonte originale: www.vaticannews.va (pubblicato il 26 ottobre 2026)




