I vescovi del Venezuela invitano a ricostruire il paese dopo la 126ª Assemblea Plenaria

Al termine della loro 126ª Assemblea Plenaria, i vescovi del Venezuela hanno pubblicato un’Esortazione pastorale in cui esortano a ricostruire integralmente la nazione e denunciano l’impoverimento generalizzato, la crisi dell’istruzione e della sanità e la polarizzazione politica. Il documento, che porta il motto «Signore, nella tua luce vediamo la luce», è stato discusso in un clima di preghiera, dialogo e ascolto sinodale, secondo quanto indicato dai presuli, e affronta sia questioni ecclesiali sia le urgenti sfide che il paese sta attraversando.

I vescovi affermano che la Chiesa non resta estranea al dolore del suo popolo e che, ispirati a Gesù Cristo Buon Pastore, sono testimoni della complessa realtà sociale e dell’impellente necessità di una ricostruzione integrale. Il testo si rivolge al Popolo di Dio che è in cammino in Venezuela, a quanti esercitano ruoli di leadership, alle istituzioni pubbliche — che devono essere veramente al servizio di tutti — e alle persone di buona volontà, per riaffermare il loro impegno a edificare un paese più giusto, fraterno e pacifico.

Tra i dati confermati, il documento esprime preoccupazione per l’impoverimento generalizzato, la violazione dei diritti umani e la sofferenza dei venezuelani dentro e fuori dal paese a causa della violenza, della lentezza processuale per i prigionieri politici, civili e militari, e dell’abbandono istituzionale. Sull’istruzione, avvertono che il sistema attraversa una crisi strutturale segnata da stipendi miseri degli insegnanti, infrastrutture scolastiche precarie senza servizi di base e alto abbandono. Indebolire l’istruzione, sottolineano, significa ipotecare il futuro delle nuove generazioni e troncare la rifondazione etica e democratica della nazione, per cui apprezzano lo sforzo eroico degli educatori.

Per quanto riguarda la salute, i presuli segnalano che la persistente scarsità di forniture negli ospedali pubblici, l’insufficiente salario del personale medico e sanitario e il deterioramento della rete assistenziale impediscono un accesso equo a questo diritto fondamentale. Insistono sul fatto che la carità ecclesiale non sostituisce l’obbligo fondamentale dello Stato di garantire politiche pubbliche sanitarie efficienti e giuste. Affrontano anche il tema dell’occupazione e dell’economia: constatano la perdita del potere d’acquisto, la compensazione salariale tramite buoni, la polverizzazione delle pensioni, l’uso di più valute e il lavoro informale, che ha generato una profonda disuguaglianza. A ciò si aggiunge il gravissimo problema del sistema elettrico e la preoccupazione che i proventi della produzione petrolifera non abbiano avuto ricadute sul bene comune.

Sul piano politico, l’Assemblea denuncia un clima segnato dalla polarizzazione, dalla mancanza di istituzionalità e dalla restrizione delle garanzie democratiche, e chiede di recuperare la piena vigenza della Costituzione, nonché elezioni libere e trasparenti con un Consiglio Nazionale Elettorale imparziale e una Corte Suprema di Giustizia indipendente, in modo da garantire il giusto processo, la cessazione delle inabilitazioni e il rispetto dei diritti politici di tutti i cittadini. Avverte inoltre sul deterioramento del tessuto sociale e familiare, con l’abbandono dell’infanzia, la disperazione giovanile e la trascuratezza degli anziani, situazione aggravata da recenti terremoti.

Nonostante questo panorama, i vescovi individuano segni di speranza: la liberazione di prigionieri politici, civili e militari, che deve continuare affinché nessuno sia detenuto per aver pensato diversamente; una maggiore libertà di espressione per i mezzi di comunicazione sociale; la diminuzione dei numerosi posti di blocco — in molti dei quali si praticavano estorsioni — e una progressiva riattivazione dell’industria petrolifera che sta offrendo nuove opportunità di lavoro. Tuttavia, avvertono che sono ancora molte le azioni necessarie per ripristinare i diritti dei cittadini. Il documento ringrazia ufficialmente l’aiuto coordinato dei vicini, di Caritas e delle altre istanze all’interno della Chiesa Cattolica e delle chiese sorelle, delle ONG, dei soccorritori e delle istituzioni nazionali e internazionali dopo i terremoti, e segnala che i danni richiedono una valutazione approfondita sulla qualità degli edifici, sugli studi del suolo e sulla supervisione pubblica.

Contesto e rilevanza

L’Esortazione stabilisce diverse linee d’azione. La prima è integrare la difesa della vita umana e dei suoi diritti fondamentali in ogni politica pubblica, iniziativa sociale e negoziazione economica. Propone inoltre di rafforzare i Vicariati dei Diritti Umani e le reti di assistenza nelle diocesi e nella società civile per offrire accompagnamento giuridico, morale e psicologico alle vittime di violazioni dei diritti umani, ai prigionieri politici e alle loro famiglie. I vescovi esortano i leader politici, economici, accademici e della società civile a superare le dinamiche di polarizzazione e a impegnarsi in un accordo nazionale fondato sulla verità, il perdono, la giustizia e la riconciliazione. Chiedono inoltre l’abrogazione delle leggi che limitano l’azione delle ONG affinché possano integrarsi pienamente nell’assistenza ai colpiti dai terremoti.

L’Assemblea chiede di creare e consolidare spazi di incontro, ascolto e dialogo nelle parrocchie e nelle comunità per contribuire alla riconciliazione nazionale, e incoraggia i fedeli laici ad assumere pienamente la loro vocazione nella vita pubblica e politica, come una rinnovata classe dirigente cittadina, il recupero etico delle istituzioni e la gestione onesta del bene comune. In ambito educativo, chiede un patto educativo nazionale che garantisca condizioni operative dignitose, eviti l’abbandono scolastico e dia dignità al lavoro docente. Per rispondere alle emergenze, propongono di potenziare la rete di carità e azione sociale attraverso Caritas nazionale, diocesana e parrocchiale, con mense popolari, cucine comunitarie, giornate di assistenza medica integrale e programmi di assistenza agli anziani e ai bambini malnutriti, articolando la solidarietà interna e il sostegno della cooperazione internazionale.

Infine, poiché l’8 settembre scorso è iniziata la fase centrale dell’anno giubilare di Coromoto, i vescovi invitano le diverse circoscrizioni ecclesiastiche a programmare giornate di preghiera per il Venezuela affinché la fede si rinnovi in tutta l’estensione della patria. L’Esortazione si conclude con un appello a unirsi a un grande piano di ricostruzione nazionale: un cammino inclusivo, democratico ed etico che conduca verso una pace duratura. Con questo documento, l’Episcopato riafferma il suo impegno pastorale e il suo appello alla conversione personale e comunitaria in una delle fasi più complesse della storia venezuelana.

Fonte originale: www.vaticannews.va (pubblicato il 24 ottobre 2026)

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