L’annuncio di Leone XIV durante l’Angelus dell’11 ottobre 2026, riguardante un prossimo intervento per asportare un nodulo polmonare, evoca altri momenti in cui i papi hanno condiviso la loro fragilità con i fedeli. Secondo il testo, il pontefice ha spiegato che il nodulo è stato individuato durante i controlli, è «limitato», rilevato «in una fase molto precoce» e «ben localizzato». Ha aggiunto di aver deciso di sottoporsi all’operazione seguendo il consiglio dei medici e ha ringraziato i fedeli per la loro vicinanza spirituale. Al termine dell’Angelus, ha accompagnato l’annuncio con le parole: «Mi affido alle vostre preghiere!».
La ricostruzione giornalistica raccoglie sei episodi di diversi pontificati. Il primo risale al 1° novembre 1967, Solennità di Tutti i Santi, quando Paolo VI iniziò l’Angelus con un riferimento alla propria salute: «Vi saluto, figli carissimi; e grazie per la vostra preoccupazione per la nostra salute». Tre giorni dopo, il 4 novembre, si sarebbe sottoposto a un intervento chirurgico alla prostata per una patologia benigna, eseguito dall’équipe del chirurgo Pietro Valdoni in una sala operatoria allestita nel Palazzo Apostolico. In quell’Angelus, il papa Montini non parlò del prossimo intervento: espresse la sua gratitudine a quanti si erano interessati al suo stato, prima di introdurre una meditazione sulla vita oltre il tempo, sulla speranza cristiana e sulla comunione con i defunti.
Il 17 maggio 1981, quattro giorni dopo l’attentato in Piazza San Pietro, la voce di Giovanni Paolo II giunse di nuovo ai fedeli attraverso un messaggio registrato al Policlinico Gemelli e trasmesso durante il Regina Caeli. Wojtyła ringraziò per le loro preghiere, ricordò le due persone rimaste ferite accanto a lui e dichiarò il suo perdono all’aggressore. Poi parlò della sofferenza che stava vivendo: «Unito a Cristo, Sacerdote e Vittima, offro le mie sofferenze per la Chiesa e per il mondo». Un precedente particolarmente rilevante risale al 12 luglio 1992. «Vorrei confidarvi qualcosa», disse Giovanni Paolo II dopo l’Angelus, annunciando che quella stessa sera sarebbe entrato al Policlinico Gemelli «per sottoporsi ad alcuni accertamenti diagnostici». Il pontefice chiese di essere accompagnato nella preghiera e rinnovò la sua affidazione alla Vergine con il «Totus Tuus». Il 15 luglio fu operato per asportare un tumore intestinale benigno. Il testo sottolinea che è importante distinguere ciò che egli personalmente annunciò — il ricovero per sottoporsi agli accertamenti — dall’intervento chirurgico successivo.
Il 29 maggio 1994, al ritorno all’Angelus dalla finestra del Palazzo Apostolico dopo essere stato ricoverato per una frattura del femore, Giovanni Paolo II ringraziò i medici, gli infermieri, le suore e il resto del personale sanitario, nonché quanti gli avevano mostrato la loro solidarietà. La sua convalescenza divenne anche un’occasione per meditare sul senso cristiano della sofferenza, nel contesto dell’Anno della Famiglia. Pensando alle figure influenti del mondo con cui si sarebbe incontrato e rivolgendosi a loro spiritualmente, disse: «Devo incontrarmi di nuovo con queste figure influenti del mondo e devo parlare. Su quali temi? Il tema della sofferenza resta attuale. E vorrei dire loro: capite questo, capite perché il Papa è stato ancora una volta in ospedale, ancora una volta soffrendo, capite, riflettete su questo!». Subito dopo, espresse la sua gratitudine ai fedeli per la loro «comunità di preghiera»: il legame mantenuto durante il trattamento si manifestò ancora una volta nell’incontro domenicale.
Diverso è il contesto delle parole pronunciate da Benedetto XVI l’11 febbraio 2013, durante il Concistoro in cui annunciò la sua storica rinuncia al ministero petrino. Nella sua «Declaratio» in latino, il pontefice spiegò che le sue forze, a causa dell’età avanzata, non erano più sufficienti per il compito che gli era stato affidato. Non comunicò una diagnosi né una procedura, ma il risultato di un discernimento davanti a Dio, mettendo in relazione le sue energie con le responsabilità del servizio. Il papa Ratzinger ricordò che il ministero si realizza anche nella sofferenza e nella preghiera. Tuttavia, per governare la Chiesa e proclamare il Vangelo, riteneva necessario anche il «vigore del corpo e dello spirito», una forza che aveva sentito venir meno negli ultimi mesi. Benedetto XVI indicò inoltre la preghiera come il modo in cui avrebbe continuato a servire la Chiesa.
L’11 luglio 2021, una settimana dopo l’intervento al colon, Francesco recitò l’Angelus dal balcone del decimo piano del Policlinico Gemelli. Ringraziò i fedeli per la loro vicinanza e il loro sostegno attraverso le preghiere. A partire dalla propria esperienza ospedaliera, rifletté sul valore di una «buona assistenza sanitaria, accessibile a tutti». Sottolineò l’impegno necessario per salvaguardare questa risorsa e incoraggiò i medici, gli operatori sanitari e il personale ospedaliero. La cura, nelle sue parole, comprende anche l’ascoltare, il prendersi cura e l’essere teneri: gesti capaci di alleviare il dolore e confortare una persona malata. Diversi bambini ricoverati lo accompagnavano. Francesco li invitò a unirsi a loro nella preghiera, estendendo il suo pensiero a tutti i malati, specialmente a quelli nelle condizioni più difficili, affinché nessuno si sentisse solo.
Contesto e rilevanza
Un intervento, le conseguenze di un attentato, un ricovero per accertamenti, una convalescenza, l’indebolimento delle forze: questi episodi appartengono a circostanze diverse. Nelle parole dei pontefici, la fragilità personale è intrinsecamente legata al ministero, alla gratitudine per le cure ricevute e all’attenzione verso chi soffre. La preghiera, sia richiesta, condivisa o offerta, accompagna questa relazione. Anche nei momenti di malattia, il legame tra il pastore e la comunità continua a manifestarsi. Il testo distingue tra ciò che i papi annunciarono personalmente, come il ricovero di Giovanni Paolo II per accertamenti, e gli interventi medici successivi, come l’operazione del 15 luglio 1992. Differenzia inoltre la testimonianza di sofferenza offerta da Giovanni Paolo II nel 1981 dalla decisione di Benedetto XVI nel 2013, basata su un discernimento davanti a Dio e non su una diagnosi medica. Nel caso di Francesco, la fonte sottolinea la sua riflessione sull’accesso all’assistenza sanitaria e l’invito a pregare per i malati. La ricostruzione mostra come, attraverso diversi pontificati, la comunicazione della propria fragilità sia stata accompagnata dalla preghiera e dalla vicinanza con chi soffre.
Fonte originale: www.vaticannews.va (pubblicato il 13 ottobre 2026)




