Sulle tracce di Carlo Acutis: i luoghi che raccontano la sua vita

Nel giorno della sua festa liturgica, che si celebra il 12 ottobre, la figura di san Carlo Acutis torna di attualità. Morto nel 2006 a 15 anni, è ricordato come il primo santo «millennial» della Chiesa. La sua vita, lungi dallo svolgersi in scenari lontani o indefiniti, si è dipanata in luoghi concreti che ancora esistono e che possono essere percorsi da chi desidera conoscere meglio la sua storia. Da Londra a Milano, passando per Assisi, questi spazi hanno visto crescere un giovane che ha condotto una vita comune, tra famiglia, scuola e amici, ma segnata da una fede profonda.

Carlo è nato il 3 maggio 1991 a Londra, in Inghilterra, dove i suoi genitori, Andrea Acutis e Antonia Salzano, si trovavano per motivi di lavoro. Tuttavia, vi avrebbe vissuto solo pochi mesi. Fu battezzato quindici giorni dopo la nascita, il 18 maggio 1991, nella chiesa di Nostra Signora dei Dolori, a Chelsea, Londra, dai Servi di Maria. Sua madre, Antonia, avrebbe confessato più tardi che prima della nascita del figlio aveva partecipato alla messa solo in occasione della prima comunione, della cresima e del matrimonio. Fu Carlo che, crescendo, la riportò alla fede con le sue domande e il suo desiderio di andare a messa e ricevere i sacramenti.

Al ritorno dall’Inghilterra nel settembre 1991, la famiglia Acutis si stabilì a Milano, in Italia, dove Carlo avrebbe vissuto tutta la sua vita. Lì frequentò la scuola e il catechismo, e fu in quella città che la sua fede germogliò e crebbe. Crebbe nel quartiere Magenta, nel centro storico di Milano, un luogo ricco di siti religiosi e artistici. In quel quartiere si trova, tra gli altri, Santa Maria delle Grazie, che custodisce il famoso Cenacolo Vinciano, dove è conservata L’Ultima Cena di Leonardo da Vinci. L’appartamento di famiglia è situato in questo quartiere, vicino alla chiesa di Santa Maria Segreta, dove i suoi genitori continuano a vivere ancora oggi.

Nel suo quartiere, Santa Maria Segreta, in piazza Tommaseo, c’era la parrocchia di Carlo. Andava a messa tutti i giorni, recitava il rosario e insegnava il catechismo ai bambini. Nella chiesa è conservata una reliquia del giovane santo in sua memoria, e il centro comunitario della parrocchia porta il suo nome. Il 16 giugno 1998, a 7 anni, Carlo fece la prima comunione con un permesso speciale a causa della giovane età, nel monastero di Bernaga, a Perego, a circa 50 km da Milano. Questo monastero del XVII secolo ospitava una comunità di monache, le Romite ambrosiane. L’Eucaristia avrebbe occupato un posto centrale nella vita di Carlo, che la descriveva come la sua «autostrada verso il Cielo»: partecipava alla messa e adorava il Santissimo Sacramento ogni giorno.

Carlo iniziò le elementari all’Istituto San Carlo di Milano nel settembre 1997. Dopo tre mesi, si trasferì all’Istituto Tommaseo delle Suore Marcelline, più vicino a casa e situato di fronte alla sua parrocchia. Lì frequentò tutta la sua istruzione, dalle elementari alle medie, fino al 2005. Le religiose lo ricordano come un alunno allegro e attento ai compagni che si sentivano isolati. Nel settembre 2005, entrò al liceo classico dell’Istituto Leone XIII, affidato ai gesuiti. Non nascondeva la sua fede e partecipava alla vita cristiana del centro. Metteva anche le sue conoscenze informatiche al servizio della scuola e progettò il sito web del programma di volontariato dell’Istituto Leone XIII. Chi lo ha conosciuto ricorda la sua spontaneità, il suo entusiasmo e l’attenzione che prestava agli altri, specialmente alle persone in difficoltà.

Carlo andava incontro alle persone senza fissa dimora vicino all’Arco della Pace, un monumento emblematico di Milano, ma anche nel suo quartiere o nelle mense popolari. Rajesh, originario di Mauritius e impiegato in casa della famiglia, lo accompagnava spesso e insieme distribuivano cibo e sacchi a pelo ai senzatetto. Inoltre, Carlo trascorreva la maggior parte delle sue vacanze nella casa di famiglia ad Assisi, in Umbria, nel centro Italia. Ogni volta era molto felice di tornare nella città di San Francesco, il Poverello. Alla fine della sua vita, colpito da una leucemia fulminante, chiese di essere sepolto in quella città che amava tanto.

Il santuario della Spogliazione si trova nella chiesa di Santa Maria Maggiore ad Assisi, dove il corpo di Carlo è stato trasferito nel 2019. Lì riposa, a vista dei pellegrini, vestito come lo era in vita: con jeans, felpa e scarpe da ginnastica. Ogni anno, migliaia di giovani e famiglie si recano lì per raccogliersi. Il santuario ha ricevuto circa un milione di visitatori nel 2024, secondo la diocesi. La beatificazione di Carlo si è celebrata ad Assisi il 10 ottobre 2020. Il 7 settembre 2025, in Piazza San Pietro, a Roma, papa Leone XIV ha proclamato santo Carlo Acutis, insieme a Pier Giorgio Frassati. La cerimonia, inizialmente prevista per il 27 aprile, era stata rinviata dopo la morte di papa Francesco. È diventata la prima canonizzazione del pontificato di Leone XIV. Carlo diventa così il primo santo «millennial» della storia della Chiesa. La sua festa liturgica è fissata al 12 ottobre, anniversario della sua morte, avvenuta nel 2006 nell’ospedale San Gerardo di Monza, vicino a Milano.

Contesto e rilevanza

La figura di Carlo Acutis si distingue per la sua vicinanza alla vita contemporanea. Appassionato di informatica, imparò a programmare da autodidatta e dedicò il suo tempo libero a raccogliere i miracoli eucaristici di tutto il mondo in una mostra virtuale che da allora ha girato le parrocchie. Chi lo ha conosciuto lo ricorda come un giovane allegro, attento ai più poveri e che aveva dato a Cristo il primo posto. La sua vita si è svolta in scenari riconoscibili: la scuola, il quartiere, la parrocchia, gli amici. Quella normalità, unita alla sua profonda devozione eucaristica e al suo servizio agli altri, lo rende un modello per i giovani di oggi. La devozione alla sua figura si manifesta nel pellegrinaggio ai luoghi dove ha vissuto, specialmente il santuario di Assisi, che attira folle. La sua canonizzazione, la prima del pontificato di Leone XIV, sottolinea la rilevanza di un santo che ha saputo integrare tecnologia e fede, e che continua a ispirare attraverso la sua testimonianza di carità e il suo amore per l’Eucaristia.

Fonte originale: es.aleteia.org (pubblicato il 10 ottobre 2026)

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